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Estratto principali interventi in aula
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Comunicazioni del Governo sul tema delle ricadute occupazionali in Sicilia derivanti dall’attuazione del ‘Piano Fiat’ (seduta n°131 del 13/01/2010)

LUPO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUPO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione, onorevoli Assessori, onorevoli colleghi, starò nei tempi perché molto è stato detto e io non intendo ripetere, se non esprimere il mio consenso vero rispetto al contenuto dell’ordine del giorno presentato da tutti i gruppi parlamentari, che hanno così dato prova di grande responsabilità, dimostrando che la questione della FIAT di Termini Imerese non riguarda una parte della politica o una parte dei siciliani, ma tutta la politica regionale, l’intero Parlamento siciliano e l’intera Sicilia.

E’ una vicenda emblematica che va oltre il fatto in sé, che è già gravissimo visto le conseguenze terribili che si avrebbero per il territorio in seguito all’ipotetica dismissione dello stabilimento termitano.

Io aggiungo alle considerazioni già fatte dagli onorevoli colleghi che mi hanno preceduto solo qualche piccolissima precisazione.

Oggi la Camera dei deputati ha approvato una mozione presentata dal Partito Democratico che presenta dei contenuti estremamente rilevanti, anche per quelle che sono le competenze della Regione siciliana. Si parla di finanziare un piano volto ad inserire nel mercato del lavoro centomila giovani. Si parla di reintegrare – e questo è molto rilevante anche ai fini della discussione che qui stiamo facendo – le risorse impegnate del FAS sottratte dal Governo nazionale al Mezzogiorno, per destinarle a programmi mirati di rilancio del tessuto produttivo al Sud.

Io spero che il Governo nazionale dia seguito all’impegno che ha dovuto assumere con la mozione approvata alla Camera dei deputati, e che queste risorse possano quanto prima essere disponibili proprio per realizzare quegli interventi necessari al miglioramento della competitività non solo dello stabilimento di Termini Imerese, ma dell’intero territorio. Lo stabilimento, come sappiamo, haun’alta produttività, ma è penalizzato dalle esternalità negative legate alla mancanza delle infrastrutture, che pure sono necessarie e realizzabili disponendo delle risorse di cui noi dovremmo disporre, cioè le risorse del fondo aree sottoutilizzate. Così come si prevede l’impegno per un piano organico di riforma degli ammortizzatori sociali.

Questo è l’ultimo punto che io brevemente voglio trattare. Abbiamo fatto bene a scrivere così l’ordine del giorno, ma credo che c’è un’ulteriore questione che questo Parlamento deve esaminare con grande attenzione.

I lavoratori colpiti dalla crisi dell’industria in Sicilia – e il caso FIAT ne è un caso emblematico –purtroppo vedono i loro redditi fortemente ridotti per effetto della cassa integrazione, per effetto della mobilità e io aggiungo, come nel caso dei lavoratori della FIAT di Termini Imerese, anche per effetto degli scioperi che sono costretti a fare per salvare non solo il loro posto di lavoro, ma anche la prospettiva di sviluppo di un intero territorio. Io penso che sia importante per tutti noi.

Allora credo che il Governo regionale debba farsi carico in qualche modo anche di trovare una forma di sostegno al reddito di questi lavoratori che hanno famiglia, e che vedono purtroppo le loro buste paga fortemente ridotte per effetto della cassa integrazione, per effetto degli scioperi. A tal proposito oggi ho proposto che quanto meno nei confronti di questi lavoratori, anche se non risolve il problema, ma sarebbe già un segno di attenzione, si provvedesse a sospendere la trattenuta per l’addizionale IRPEF che va alla Regione siciliana.

Lo trovo profondamente ingiusto.


Intervento sulla crisi di governo, in risposta alle comunicazioni del Presidente Lombardo (Seduta n° 125 del 09/12)

Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Presidente della Regione,

il partito democratico assieme, evidentemente, al gruppo parlamentare che ne è parte essenziale e con la partecipazione del partito nazionale ha cercato di fare un’analisi attenta delle ragioni della crisi politica di questo governo regionale.

L’episodio lo conosciamo tutti, si tratta della bocciatura del Documento di programmazione
economico-finanziaria da parte di un pezzo della maggioranza, ma la cosa più sorprendente che mi interroga anche come semplice cittadino di questa Regione che ad oggi in realtà i siciliani non conoscono le ragioni vere, profonde che hanno portato una parte della maggioranza a votare contro il Documento di programmazione che era un documento assolutamente inaccettabile, così come a ben guardare era assolutamente inaccettabile anche il documento di programmazione economico-finanziaria dell’anno precedente che pure tutta la maggioranza ha votato.

Noi riteniamo che le cause della crisi siano molto profonde, la stessa crisi dell’alleanza di centrodestra che si è determinata, che ha portato alla paralisi politico-amministrativa della nostra Regione con conseguenze molto negative per la Regione stessa, mi pare che evidenzino i segni del fallimento della coalizione di centro-destra; le sue difficoltà, le crisi, le emergenze che sta attraversando la Sicilia sono sotto gli occhi di tutti e sono conseguenza, purtroppo, di questo galleggiamento di un Governo che in questi venti mesi non ha avuto la capacità di affrontare i temi veri, prioritari che riguardavano la nostra Regione, non ha affrontato le cause della crisi, le vere difficoltà, quelle che sono le difficoltà della gente, dei comuni, dei lavoratori, delle imprese della nostra Regione.

Io credo che a questo punto, per noi, è assolutamente determinante proprio per valutare i comportamenti del Governo regionale e le stesse prospettive che il Presidente della Regione indica, capire se da parte del Presidente della Regione c’è il chiaro, netto riconoscimento delle vere cause politiche che hanno portato al fallimento di questo Governo, di questa alleanza di Governo, di questa maggioranza, di questa giunta.

Credo che il Presidente della Regione abbia avuto il coraggio di ammettere la dissoluzione della sua maggioranza, ha parlato di disarticolazione nel suo intervento in Aula, intervento che merita la nostra attenzione, credo che però su questo debba aggiungere qualcosa in più, questa dissoluzione non è un episodio sporadico, un qualcosa che si è verificato per caso, ma credo che sia l’epilogo di un processo di logoramento della coalizione di centro-destra.

E vorrei capire se per il Presidente della Regione questa dissoluzione è un punto di non ritorno, se ritiene davvero superata la fase storica di un’alleanza del centro-destra che non è stata in grado di affrontare i temi, i problemi, le crisi, le difficoltà della nostra Regione.

Penso, altrettanto, che tutti ci attendiamo di capire, di conseguenza, se, da parte del Governo
regionale, del Presidente, vi è una vera disponibilità ad affrontare, con coraggio, le riforme
necessarie per cambiare la Sicilia, per aprire una nuova fase di svolta che sappia, finalmente, dare a questa Regione un Governo autonomista ed autenticamente riformista in grado davvero di affrontare quelle che sono le esigenze della Regione stessa.

Ci sono stati, in questi mesi, occasioni in cui il Partito democratico non ha fatto mancare il proprio senso di responsabilità contribuendo, in maniera determinante, anche alla realizzazione di importanti riforme nell’interesse della Sicilia, nell’interesse dei siciliani, offrendo un contributo positivo all’elaborazione delle riforme nelle Commissioni parlamentari e in tutte le sedi istituzionali con chiarezza, con franchezza e alla luce del sole e questo ci ha permesso anche di esprimere un voto positivo su leggi importanti che sono state approvate. Voglio citare, per prima e non per caso, la legge n. 15 del 2008 - la legge Antimafia - approvata da questo Parlamento su cui dirò qualcosa un po’ più avanti; la legge di riforma dei Dipartimenti, degli Assessorati e anche dopo la prima crisi del Governo regionale.

Non abbiamo fatto mancare il nostro impegno ed il nostro voto a due provvedimenti di legge importanti per la vita della nostra Regione per affrontare la crisi economica, sociale e occupazionale che la attanaglia: la legge sul credito d’imposta e quella di aiuto alle imprese.
Abbiamo svolto, anzi, in questi due anni, un’azione di opposizione forte per stimolare il Governo regionale ad accelerare il passo, ad elaborare questi provvedimenti che servivano ad affrontare la crisi economica della nostra Sicilia.

Penso che questo indica, con chiarezza, qual è il nostro modo di intendere il ruolo di opposizione e di farsi carico anche delle reali difficoltà della nostra Regione.

Certo, adesso, ci aspettiamo anche comportamenti concludenti rispetto alle analisi che il Presidente della Regione ha fatto. Non si può proclamare la dissoluzione della maggioranza e, al contempo, tenersi in carica la Giunta che è figlia di quella maggioranza dissolta; delle due l’una: o è una Giunta pienamente legittimata avendo una maggioranza o è una Giunta che non è più pienamente legittimata perché la maggioranza si è dissolta. Anche su questo, questa sera, ci aspettiamo di sentire parole chiare.

Credo che questo sia davvero un passaggio importante per capire come si vuole andare avanti e, rispetto all’intervento programmatico che il Presidente della Regione ha tenuto nella scorsa seduta, credo sia inutile tornare sui punti, magari di condivisione, perché è chiaro che la Sicilia ha un problema di emergenza rifiuti o ha esigenza della riforma della formazione professionale e potrei citarne altre; su questo siamo tutti d’accordo.

Vogliamo capire con quale spirito, con quale indirizzo politico il Governo regionale intende
affrontare queste riforme: se intende affrontarle guardando avanti per andare avanti o se intende affrontarle guardando indietro per tornare indietro.

Noi possiamo offrire un contributo autenticamente riformista per migliorare il contenuto di queste riforme anche con coraggio, senza far mancare il nostro senso di responsabilità ma, chiaramente, non possiamo prestarci minimamente alla realizzazione di riforme che, più che guardare avanti, guardano indietro nell’azione di Governo.

Sono parecchi i punti, signor Presidente, che, invece, non ci trovano d’accordo rispetto alla sua
analisi, anche rispetto ad alcune lacune della sua analisi. Come lei stesso ha detto, non era evidentemente esaustiva, non poteva esserlo; ma noi abbiamo anche l’esigenza - penso che i siciliani abbiano anche l’esigenza - di capire qual è la valutazione del Presidente della Regione rispetto ad alcuni fatti rilevanti per la vita politica, sociale della nostra Sicilia.

Ci saremmo aspettati di sentirla esprimere un giudizio più fortemente negativo nei confronti del Governo nazionale per quelle che sono le pesanti ricadute dell’azione del Governo nazionale sulla Sicilia che stanno provocando danni notevoli per la nostra Regione.

Ci saremmo aspettati che lei facesse una critica oggettiva dello “scippo” dei fondi per le aree
sottoutilizzate da parte del Governo nazionale, che ha sottratto ingenti risorse all’intero Mezzogiorno e che ha ritardato l’arrivo dei fondi FAS anche in Sicilia, non ancora disponibili, per essere investiti per il rilancio infrastrutturale, produttivo, occupazionale della nostra Regione.

Ci saremmo aspettati una parola più chiara contro le riforme del Governo nazionale che non hanno aiutato la nostra Regione. Ne cito una per tutte: la riforma della scuola. In questa Regione, abbiamo ancora lavoratori, lavoratrici della scuola che fanno lo sciopero della fame.

Penso che non possiamo far mancare loro la nostra solidarietà ma anche l’impegno politico del
Governo e di tutto il Parlamento perché possano affrontarsi e risolversi le difficoltà di questi lavoratori della scuola colpiti da una disgrazia che si chiama “riforma Gelmini”.
Credo che il Presidente della Regione abbia il dovere di dire una parola chiara contro l’ipotesi di vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia. Questo per noi è un punto assolutamente irrinunciabile per capire se c’è davvero la volontà di voltare pagina e di andare avanti con uno spirito diverso. Non si può approvare una legge sulla vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia nel momento in cui è più forte la crisi economica nel nostro Paese ed è noto che sono scarse le possibilità di liquidità ed è noto che stanno rientrando nel nostro Paese risorse ingenti dallo scudo fiscale, non sempre di nota provenienza.
Questo è un rischio davvero troppo grande che non intendiamo correre.

Stiamo mettendo in campo una mobilitazione a livello nazionale, in tutte le piazze d’Italia e lo
faremo l’11 e il 12 di questo mese in tutte le piazze della Sicilia, anche con una raccolta di firme, per opporci a questo tentativo di svendere probabilmente alla mafia i beni confiscati alla mafia.
Penso che questo faccia parte di un profilo politico ma anche etico e morale che il Governo regionale deve dimostrare con tutta chiarezza.

Anche la legge finanziaria che, in queste ore, si sta discutendo alla Camera dei Deputati presenta numerosi punti di preoccupazione vera per la nostra Terra. Non mancano, purtroppo, le scelte di politica antimeridionale anche in questa legge finanziaria. Non possiamo fare di tutto per affrontare e risolvere le difficoltà della Regione siciliana con le risorse disponibili nel bilancio della Regione e poi continuare a pagare prezzi inaccettabili all’economia già forte del Nord.

Abbiamo una crisi dell’agricoltura che è sotto gli occhi di tutti.

Signor Presidente, non è possibile accettare l’idea che si utilizzino i Fondi per le aree sottoutilizzate del Mezzogiorno e della Sicilia per pagare le multe delle quote latte degli allevatori del Nord, quando noi non siamo in grado di fronteggiare l’emergenza dell’agricoltura e non abbiamo risposte adeguate da dare in termini di risorse agli agricoltori della Sicilia.

Questo è davvero inaccettabile, così come penso che il Governo regionale abbia il dovere di mettere in campo proposte di politica economica chiare, di contrasto della crisi economica e sociale che la Sicilia vive, che colpisce le imprese, che colpisce il mondo del lavoro, i lavoratori, tutti i
settori produttivi della nostra Regione, dall’industria all’agricoltura, ai servizi, all’artigianato.
La vicenda della crisi della FIAT di Termini Imerese è l’emblema della crisi industriale della
nostra Regione, così come la crisi della Fincantieri, dell’agricoltura ho già detto, i servizi,
l’artigianato, il sostegno alle piccole e medie imprese che non possiamo fare mancare in questo momento e, allora, questo Governo regionale deve dire qual è l’idea che ha per lo sviluppo della Sicilia; qual è la strategia di sviluppo che ha in mente e che vuole realizzare per questa Regione.
Si stanno cominciando ad attivare alcuni bandi dell’Assessorato dell’industria, dell’Assessorato
alla famiglia, dell’Assessorato del turismo per l’utilizzazione dei fondi comunitari.

Bene, in un momento di crisi, è gia qualcosa ma manca un quadro chiaro di sviluppo. Non si possono attivare bandi come se fossero interventi singoli, slegati da un contesto generale. Qual è l’idea, qual è il modello di sviluppo che il Governo regionale propone per la Sicilia; questo è importante e, su questo, siamo disponibili a confrontarci, mettendo al primo punto l’occupazione e la crescita dell’occupazione.

Va verificato qual è l’impatto occupazione, nel breve termine, delle risorse europee che si
investono; dei fondi per aree sottoutilizzate. Non si possono continuare ad investire risorse in settori che non rappresentano una vera prospettiva di sviluppo per la Sicilia e che non promuovono una crescita forte dell’occupazione.

Penso che, su questi temi, vada aperto un confronto e vadano sviluppati anche degli approfondimenti di merito. Non ci siamo sottratti quando è stato necessario farlo.
Un altro punto che penso sia assolutamente necessario che il Governo regionale affronti è quello del Documento unico di programmazione.

Oggi è approdato in Commissione Bilancio, con oltre due anni di ritardo; è esattamente quello che dicevo prima: fino ad ora, il Governo della Regione non ha avuto - credo che l’avete approvato una decina di giorni fa - un quadro chiaro, unitario di utilizzo delle risorse extraregionali per realizzare un progetto vero di sviluppo e di crescita per la nostra Regione.

Questo DUP, questo Documento unico di programmazione vuole essere qualcosa di importante
per lo sviluppo della Sicilia o è solo uno dei tanti documenti approvati in ritardo perché qualche legge ci dice che pure bisognava approvarlo?

Su questo, in Commissione Bilancio, si vuole un confronto vero; si vuole dedicare una seduta
d’Aula ai temi dello sviluppo della Sicilia per affrontare, nello specifico, le ragioni della crisi, quelle
che sono le attese di sviluppo del riscatto sociale della nostra Terra.
Siamo disponibili a farlo. Vogliamo capire se anche lei, signor Presidente, è disponibile a farlo.
C’è un mondo che stiamo trascurando e che non possiamo più trascurare.
Il Partito Democratico, sabato, ha tenuto un incontro con gli amministratori locali della Sicilia e
con mondo degli enti locali che vive difficoltà enormi per carenze di trasferimenti regionali ma
anche per la mancanza di criteri chiari nella determinazione dei trasferimenti.
Un Comune ha bisogno di certezza di entrate; deve sapere per tempo su quali entrate può contare
per programmare il proprio bilancio. Ritengo sia giusto che il Governo della Regione valuti di
agganciare i trasferimenti ai Comuni e agli Enti locali, in base ad una percentuale fissa rispetto alle
entrate della Regione. Ogni anno, non è possibile aprire una sorta di trattative di negoziazione
estenuante tra gli enti locali e la Regione per avere qualche milione di euro in più o in meno.
Signor Presidente, lei è anche il leader del Movimento per l’Autonomia e parla spesso di
federalismo. Il federalismo non è una sorta di neocentralismo regionale ma è la valorizzazione di tutte le istituzioni locali, anzi, a partire dalle istituzioni di livello inferiore proprio a partire dagli enti locali, ho paura che si stia interpretando un federalismo che, invece, mortifica l’autonomia degli enti locali e guarda ad una riedizione di neocentralismo regionale, assolutamente fuori dal tempo e fuori dalla storia.

I Comuni vivono difficoltà per quanto riguarda l’acqua, i rifiuti, il patto di stabilità; purtroppo, il
costo del personale degli ex LSU stabilizzati, quest’anno, non sarà più in deroga al Patto di stabilità.
E’ un fatto drammatico e chiedo a questo Governo di intervenire sulla finanziaria nazionale, di
esercitare le proprie pressioni politiche perché si possa, con la finanziaria nazionale, porre in deroga al patto di stabilità il costo del personale degli ex LSU stabilizzati, sia per l’anno 2009 sia per l’anno 2010; diversamente, rischiamo davvero il dissesto degli enti locali.

Penso che andrebbe fatto qualche passo in più per valorizzare l’autonomia degli enti locali.

Perché non costituire la Consulta delle autonomie locali?

Perché non rafforzare i poteri della Conferenza Regioni-Autonomie locali?

Penso siano punti importanti e strategici per una attuazione vera del federalismo.
Vanno introdotti automatismi per l’attuazione di principi di trasparenza e di legalità anche nello svolgimento dell’attività dell’amministrazione regionale.

Lei ha parlato anche della riorganizzazione delle società partecipate e anche di riduzione di tali
società. A questo può corrispondere anche il miglioramento dei servizi che la Regione siciliana può offrire.
Anche noi ci siamo molto meravigliati riscontrando, nel Documento di programmazione economico-finanziaria, l’ipotesi di costituzione di nuove società.
Non ci pare che sia questo il modo di procedere e voglio anche ricordarle che, dal suo insediamento, parla di riorganizzazione delle società partecipate e, ogni volta che ne parla, sembra di essere punto e a capo.

Chiedo - credo sia necessario - di fare chiarezza su questo aspetto.

Approfitto della presenza dell’assessore Venturi; mi dispiace di non essere stato presente in Commissione Bilancio e me ne scuso.

Abbiamo anche letto di ipotesi di vendita delle quote azionarie delle società partecipate.
Pregiudizialmente non ho nulla in contrario, ma vorremmo capire bene di cosa si tratta. Se non c’è un piano vero di riorganizzazione delle società, è difficile capire con quali criteri si possa procedere alla dismissione delle quote azionarie e di quali società, se poi non si vuole che si vendano le società migliori, lasciando in mano pubblica le società che producono un deficit a carico del bilancio della Regione.
Penso siano tutti argomenti rispetto ai quali abbiamo dedicato poca attenzione anche nel dibattito parlamentare, forse perché si utilizza male anche lo strumento delle interrogazioni e delle interpellanze parlamentari, oltre che delle mozioni.

Mi permetto di richiamare l’attenzione del Presidente dell’Assemblea. Quando si fa presenta una interrogazione parlamentare lo si fa perché c’é un motivo vero, un motivo serio.
E un’interrogazione parlamentare deve essere affrontata in quest’Aula anche con tempestività.
Aspetto ancora risposte ad interrogazioni parlamentari presentate un anno e mezzo fa. Non è
possibile; non è accettabile.

Capisco che questo, spesso, accade per inerzia del Governo, ma credo che il Parlamento siciliano debba anche fare valere, fino in fondo, le proprie prerogative. Per questo motivo, faccio appello anche all’autorevolezza del Presidente dell’Assemblea.

Onorevole Presidente, lei ha citato il tema dell’energia.Su alcune cose, siamo d’accordo. Riteniamo che questo Piano energetico regionale vada anche rivisto e approfondito. Ci aspettiamo, da parte sua, un no chiaro all’ipotesi del nucleare; ci aspettiamo che lei lo dica nella sede istituzionale che è l’Assemblea regionale siciliana.
Penso ci sia un’assoluta sottovalutazione di quelle che sono le emergenze sociali della nostra
Sicilia, della disoccupazione.

Le voglio lanciare subito una proposta: fare subito il credito d’imposta per l’occupazione in
Sicilia, migliorando quelle che sono le possibilità che già ci offrono le leggi nazionali.
Si è fatto un credito d’imposta per gli investimenti; si faccia anche un credito d’imposta per la
nuova occupazione in Sicilia.

Abbiamo anche proposto alcune idee all’interno della Commissione Bilancio. Ci aspettiamo che il Governo voglia raccoglierle. C’è una crescente diffusione della povertà; c’è una crescita del disagio sociale. Servono politiche vere per la disabilità, per l’immigrazione, per gli anziani, per la famiglia.

Mi dispiace constatare, dalla manovra di assestamento, che ci sono pesanti tagli al capitolo del
sociale che colpiscono proprio i settori più deboli della nostra Regione.

Penso sia necessaria una verifica della riforma della sanità.

Bene la riduzione dell’IRAP, bene la riduzione dell’IRPEF. L’avevamo chiesta anche noi nella
scorsa finanziaria. Credo vada bene anche la riduzione dei ticket tanto odiati dai siciliani.
Maggiore attenzione va dedicata al tema all’ambiente, non solo per il rischio del dissesto
idrogeologico ma anche con l’idea di valorizzare una forestazione produttiva, utilizzando bene le risorse umane di cui disponiamo.

Vedremo se lei avrà il coraggio di dichiarare definitivamente esaurita e chiusa questa fase politica, questa alleanza di Governo che ha portato al galleggiamento di questo Governo, che pure è riuscito ad affrontare alcune emergenze, a realizzare alcune importanti riforme.

Penso che adesso serva un cambio di passo dinanzi alle difficoltà che la nostra Sicilia vive.
Attendiamo di vedere qual è il livello di coerenza delle sue dichiarazioni rispetto alla dissolta
maggioranza con i fatti politici che ne devono conseguire in termini di revoca degli assessori, figli di quella dissolta maggioranza.

Lei ha il dovere, su questo, di essere chiaro e noi valuteremo con molta attenzione.
Valuteremo, dalla sua replica, la sua volontà di dare vita ad una nuova fase politica che sia in
grado di assicurare un cambiamento vero, di realizzare quei cambiamenti e quelle riforme di cui la Sicilia ha bisogno per affrontare le emergenze e per promuovere la crescita e la modernizzazione della nostra Regione utilizzando con grande chiarezza e con grande trasparenza il confronto parlamentare.


 

 

Illustrazione Mozione n° 120 «Interventi a livello centrale perché vengano inserite nei piano di studio delle scuole superiori le discipline giuridiche ed economiche», degli onorevoli Lupo, Rinaldi, Barbagallo, Galvagno, Fiorenza, Ferrara, Mattarella, Gucciardi, Laccoto, Ammatuna, Vitrano, Picciolo e Bonomo. (Seduta n° 118 del 03/11/09)
LUPO. Chiedo di parlare per illustrarla.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, le ricordo che ha a disposizione dieci minuti. Grazie.
LUPO. Grazie Presidente, signori del Governo, onorevoli deputati, tenterò brevemente di illustrare la mozione 120 che penso peraltro che sia molto chiara nella sua formulazione. Mi auguro che il Governo ne abbia già preso lettura, vedo l’assessore Leanza presente in Aula. La mozione numero 120 riguarda interventi a livello centrale perché vengano inserite nei piani di studio delle scuole superiori le discipline giuridiche ed economiche che, invece, si vedrebbero escluse a seguito della riforma Gelmini.
Questo produrrebbe un danno notevolissimo non solo al corpo docente, ed in particolare agli insegnanti di materie giuridiche ed economiche, ma, a nostro avviso, comporterebbero un danno soprattutto per i ragazzi delle scuole, considerata la rilevanza delle materie giuridiche ed economiche non solo per i ragazzi che hanno scelto un indirizzo tecnico-commerciale, ma anche per i ragazzi che, invece, frequentano i licei, visto che la riforma Gelmini prevede che soprattutto nei licei vengano insegnate materie di indirizzo giuridico ed economico.
A noi pare che l’insegnamento di queste materie vada ben oltre il tecnicismo e, quindi, sia assolutamente necessario prevederne l’insegnamento anche nell’ambito dei licei, considerato anche che la Comunità europea si è più volte pronunciata sull’assoluta necessità che i cittadini europei abbiano consapevolezza del concetto di cittadinanza e conoscano le regole fondamentali dell’economia e che in Europa tutti gli ordinamenti scolastici nazionali contemplano un
insegnamento di educazione civica.
Constatato che è anche in controtendenza con il resto d’Europa, la riforma Gelmini ha purtroppo cancellato la disciplina del diritto e dell’economia dai piani di studio del futuro sistema liceale, come veniva detto prima, mantenendola in forma peraltro residuale e visibilmente ridotta esclusivamente negli istituti tecnici e professionali. Ciò va anche in netta contraddizione con gli appelli più volte ripetuti dal Capo dello Stato, dal
presidente Napolitano, che ha sempre sottolineato l’importanza dell’educazione alla legalità in una nazione come la nostra, fortemente colpita da fenomeni sociali che hanno alimentato illegalità diffusa in violazione delle leggi e dello stato di diritto. La nuova materia “Cittadinanza e Costituzione”, introdotta come sperimentazione in tutte le scuole di ogni ordine e grado dal Ministero dell’Istruzione e dell’Università e della Ricerca, sarà insegnata dai docenti di storia senza aumento del monte ore di lezione e non avrà voto in pagella, considerato anche che l’Associazione dei costituzionalisti italiani ha analizzato criticamente la suddetta sperimentazione lamentando la scarsa autonomia della disciplina e l’affidamento della stessa a docenti che non hanno le piene competenze specifiche in materia e che devono essere formati con grave dispendio di risorse pubbliche, tutto ciò considerato, appare quanto meno incomprensibile la decisione del ministro Gelmini che inserisce nella scuola l’insegnamento obbligatorio di “Cittadinanza e Costituzione” e cancella, nel contempo, l’insegnamento del diritto da tutti i licei così come risulta dai piani di studio pubblicati e che entreranno in vigore a partire dall’anno scolastico 2009-2010.
L’insegnamento della disciplina giuridica nei licei – è noto – è stato introdotto nel lontano 1995, grazie ad una sperimentazione conosciuta come progetto Brocca, la cui finalità era quella di dare la giusta collocazione della cultura giuridica negli istituti detentori della cultura classica con un enorme contributo reso alla formazione della coscienza civile dei ragazzi ed al potenziamento della cultura della legalità, estremamente importante soprattutto nel Mezzogiorno e nella nostra Regione, oltre che nell’intero Paese.
Ritenuto che la totale scomparsa dell’insegnamento del diritto dai quadri orari dei licei e la forte riduzione di questa disciplina negli istituti tecnici e professionali avrà ricadute molto negative sugli studenti privati di contenuti formativi fondamentali in una società come quella europea che vuole essere società della conoscenza; ritenuto inoltre che è alquanto singolare pensare di potere potenziare la coscienza civile dei ragazzi ed educarli al rispetto delle regole eliminando l’insegnamento del diritto dalle scuole e quanto altro evidenziato nel corpo della mozione illustrata, noi chiediamo di impegnare il Governo della regione ad intervenire con determinazione presso il Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca, affinché venga rivista la proposta di riforma, affinché le discipline giuridiche ed economiche siano inserite nei piani di studio di tutte le istituzioni scolastiche di secondo grado, affinché l’insegnamento delle discipline, cittadinanza e costituzione nella scuola superiore venga affidata ai docenti abilitati nella classe di concorso A019 discipline
giuridiche ed economiche vista la specificità, la professionalità e la formazione giuridica degli stessi
docenti.
Voglio ricordare come questo Governo regionale, su mozione approvata all’unanimità dall’Assemblea regionale siciliana, qualche mese fa, ha assunto una posizione anche fortemente critica nei confronti del ministro Germini della riforma Germini che penalizza la scuola soprattutto nel Paese e soprattutto la scuola della nostra regione, e quindi chiedo che davvero su questo argomento ci sia il massimo impegno e la massima attenzione del Governo.


Dichiarazione di voto sulla proroga dell'esercizio provvisorio richiesto dal Governo (Seduta n° 78 del 25/03/09)

 

LUPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi chiaramente voteremo l’esercizio provvisorio per senso di responsabilità nei confronti della Sicilia e dei siciliani. Abbiamo anche presentato un analogo disegno di legge e, a questo punto, è una scelta obbligata, purtroppo, per il fallimento dell’azione del Governo regionale in carica che non è in grado di dotare la Regione siciliana di un bilancio e di una finanziaria.

E’ di una gravità inaudita il fatto che in una crisi come quella che stiamo vivendo, in una crisi economica che travolge milioni e milioni di siciliani che restano senza lavoro, che vivono condizioni di vita veramente difficili, la Regione non sia in grado, il Governo regionale non sia in grado di affrontare alcuna misura di contrasto della crisi stessa.

Nei giorni scorsi il Presidente della Regione onorevole Lombardo ha annunciato una serie di misure straordinarie. Purtroppo, questa sera dobbiamo prendere atto che il Governo non è in grado di dare alla Sicilia neanche misure ordinarie di contrasto, con strumenti ordinari quali, ad esempio, la legge finanziaria ed il bilancio stesso.

Nel corso delle audizioni in Commissione Bilancio di tutte le categorie produttive, delle organizzazioni sindacali, abbiamo raccolto veramente un grido di dolore delle associazioni rappresentative e dei corpi sociali intermedi, che lamentavano una gravissima situazione che, di fatto, sta travolgendo tutti i settori produttivi: i settori produttivi dell’artigianato, dell’agricoltura, delle costruzioni. Tutti questi soggetti imprenditoriali e le associazioni datoriali hanno chiesto misure concrete al Governo regionale che, purtroppo, non arrivano.

Abbiamo ancora un documento di programmazione economico-finanziaria che non tiene conto della realtà, che è basato su parametri assolutamente superati dalla crisi internazionale, dalla crescita del PIL al tasso di inflazione, al tasso di disoccupazione; abbiamo un documento di programmazione economico-finanziaria, possiamo dire oggi, assolutamente falso, che non tiene conto di quella che è la condizione economica e sociale reale della Sicilia.

Su questo documento di programmazione economico-finanziaria, ormai falso e superato, è basato il disegno di legge della finanziaria, ormai anch’esso di fatto superato, e aspettiamo ancora una risposta chiara e concreta da parte del Governo nazionale sui fondi per le aree sottoutilizzate.

La Sicilia è di fatto commissariata dalla scelta del Governo nazionale di non trasferire le risorse che pure alla Sicilia spettano, le risorse per le aree sottoutilizzate, 4 miliardi e 93 milioni di euro, peraltro oltre 200 milioni in meno delle risorse preventivate che ancora non arrivano e che, purtroppo, condannano la Sicilia ad una situazione di recessione economica; risorse necessarie per lo sviluppo, per la crescita, per le infrastrutture, per la crisi che non può più aspettare un minuto.

Abbiamo discusso in quest’Aula una mozione sui fondi per le aree sottoutilizzate - era presente in Aula l’assessore Bufardeci, così come è presente questa sera -, e il Governo si era impegnato a tornare sull’argomento non appena ci fossero state risposte certe da parte del Governo nazionale.

Abbiamo appreso dalla stampa di polemiche inaudite all’interno non solo della stessa maggioranza di Governo, ma addirittura tra Ministri delle stesse forze politiche di maggioranza, tra l’assessore per il bilancio, onorevole Cimino, e il ministro Fitto, polemiche che sicuramente non servono alla Sicilia e che invece la condannano ad una condizione di peggioramento dell’attuale situazione economica ed occupazionale.

Tutti i tassi economici sono in recessione, a partire dalla crescita del PIL; tutti gli indici sociali dimostrano la condizione gravissima che la Sicilia sta attraversando; abbiamo un aumento esponenziale del tasso di disoccupazione giovanile, il 37,2 per cento. La nostra, purtroppo, è la regione d’Europa con il tasso di disoccupazione giovanile più alto.

E’ una vergogna rispetto alla quale serve una scossa, una risposta, un atto vero, forte e concreto da parte del Governo regionale che, purtroppo, è qui in Aula questa sera per proporci, ancora una volta,

la proroga dell’esercizio provvisorio.

Siamo, credo, l’unica Regione d’Italia a non avere ancora un bilancio e una finanziaria per l’anno in corso, né tanto meno un pacchetto di misure concrete per contrastare la crisi. Io credo che tutto questo sia inaccettabile e mi auguro che anche questo mese non passi infruttuosamente.

Ci ritroviamo ancora una volta a prorogare i contratti dei precari, che scadranno il 31 marzo, ma non è più possibile, in queste condizioni, neanche più parlare - ma noi vogliamo farlo e lo faremo - di misure di stabilizzazione del precariato dopo tutte le promesse che da parte della maggioranza sono state fatte in campagna elettorale.

Voglio citarne una per tutte: la situazione dei lavoratori della forestale. C’è un accordo sindacale sottoscritto, con il quale il Governo si impegna al riordino della materia del settore forestale per migliorare le condizioni del settore stesso e le condizioni lavorative dei lavoratori della forestale. Di

tutto questo non c’è più notizia.

E’ assolutamente inaccettabile che, trascorsi tanti mesi, da parte del Governo non ci sia alcuna risposta. Ritengo che nelle prossime settimane, purtroppo, assisteremo ad una forte mobilitazione di piazza, forte e anche necessitata da quelle che sono le condizioni di migliaia e migliaia di lavoratori che non possono più aspettare le risposte di un Governo che, di fatto, non c’è.