| Lettera a Repubblica Palermo |
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| Scritto da Giuseppe Lupo |
| Martedì 06 Aprile 2010 17:45 |
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Cara Repubblica, ho letto con interesse e stupore l'editoriale di Sebastiano Messina dal titolo "Se il Pd entra alla corte di Lombardo". Premetto che sulla vicenda giudiziaria che coinvolge il presidente della Regione abbiamo già chiesto che si faccia rapidamente chiarezza e che lo stesso Lombardo riferisca in aula, per potere valutare di conseguenza. Per quel che riguarda le valutazioni politiche contenute nell'editoriale, il Pd è alternativo a qualsiasi sistema politico clientelare, al centrodestra e a qualsiasi "corte": è il Partito democratico della partecipazione e della legalità. Il 19 dicembre scorso i 180 membri dell'Assemblea Regionale del partito eletti - come il sottoscritto - dagli oltre 200.000 siciliani che hanno partecipato alle primarie, hanno votato un documento con il quale, approvando la mia relazione e prendendo atto del crollo del centrodestra, si chiedeva al Pd di aprire un confronto con il Presidente della Regione sulle riforme necessarie per affrontare la grave crisi economica e sociale della Sicilia. Richiesta manifestata, peraltro, dalle parti sociali. Ed è proprio sul piano del confronto sulle riforme e sulle leggi che servono alla Sicilia che abbiamo lavorato in questi mesi. E' utile ricordare il credito d'imposta per l'occupazione e le zone franche urbane, misure introdotte dal governo Prodi e congelate per mancanza di fondi dal governo Berlusconi: due proposte di centrosinistra con le quali abbiamo costretto il Governo regionale a confrontarsi e di cui vedremo l'esito. Il PD ha poi lavorato per la riduzione delle società partecipate della Regione e la riforma della legge elettorale degli enti locali, con l'introduzione della doppia scheda per l'elezione di sindaci e consigli comunali e l'inserimento della doppia preferenza di genere. Il nostro partito ha, inoltre, presentato un disegno di legge per la riforma degli Ato rifiuti, per cancellare il fallimentare sistema che ha trasformato la Sicilia in una discarica a cielo aperto, creando oltre un miliardo di debiti. La legge recentemente approvata dall'Ars valorizza il ruolo dei comuni e punta sulla raccolta differenziata in alternativa ai mega inceneritori voluti dal governo Cuffaro. Non si limita dunque a cancellare quei (pochi) Ato che funzionavano e che meritavano di essere valorizzati. Il Pd ha votato, poi, la legge sul Piano casa, che rispetta l'intesa Stato-Regioni, come avvenuto in tutte le regioni governate dal centrosinistra. La legge non lancia nessun "assalto al territorio" ma tutela l'ambiente, risponde ad una diffusa aspettativa sociale e favorisce il rilancio del settore edile che nel 2009 ha perso circa 20 mila posti di lavoro. Sono d'accordo con Messina, "la politica non si fa con i se e con i ma", e proprio per questo non condivido l'analisi che sviluppa nel suo editoriale, a partire dal titolo: "Se il Pd entra alla corte di Lombardo", scenario immaginario ed inesistente. Il Pd non ha mai chiesto di entrare in giunta e in questi mesi non ha fatto mancare la propria voce critica rispetto alle scelte del governo. Quattro esempi: la richiesta di azzeramento dei dirigenti esterni degli uffici di gabinetto; l'opposizione all'affidamento ai privati della gestione dei musei e dei siti archeologici, voluta dall'assessore Armao; la contrarietà al nuovo precariato; la critica alla scriteriata elargizione di contributi ad enti ed associazioni. E' noto, inoltre, che ho valutato complessivamente insufficiente l'attività del Lombardo-Ter. Ho, per di più, definito inadeguata l'attuale proposta di legge finanziaria ed ho contestato l'intenzione dell'assessore Centorrino (che non è del Pd) di riformare con la finanziaria il sistema della formazione professionale senza alcun confronto con le parti sociali. Penso che ciò dimostri con chiarezza che il Pd ha affrontato il confronto sulle riforme partendo da proprie proposte, senza per questo condividere le scelte gestionali del governo Lombardo-Ter, contribuendo ad approvare la legge sul piano casa e la riforma del sistama-rifiuti esclusivamente nell'interesse della Sicilia. Se è vero, poi, che la politica non si fa neppure con i "ma", è altresì da escludere l'affermazione contenuta nell'editoriale "ma il peggio deve ancora arrivare", in riferimento al presunto momento in cui Lombardo chiederà al Pd di entrare a far parte organicamente della giunta e della sua maggioranza, richiesta che per quanto fantasiosa, avrebbe come risposta il no del Partito Democratico. Trovo, infine, ingenerosa la critica rivolta al capogruppo e ai deputati regionali del Pd di "essere atterriti dal rischio di perdere il seggio" e di essere "irresistibilmente attratti dalla stanza dei bottoni", anche a costo di tradire il mandato elettorale. Personalmente espressioni del tipo "nessun tacchino festeggia il Natale" o riferimenti ai traditori come ai collaborazionisti, preferisco lasciarle a Berlusconi. È forse il caso di ricordare che i deputati regionali del Pd sono stati eletti con il voto di preferenza e mantengono un rapporto costante con gli elettori sul territorio, e che il gruppo parlamentare all'Ars ha agito, dopo il congresso, in sintonia col partito. Le nostre prossime scelte saranno democraticamente decise dagli organismi dirigenti e, considerata la straordinarietà del momento, d'intesa con il segretario Pierluigi Bersani. Una cosa è certa: il nostro partito si muove nel solco della partecipazione democratica, delle riforme, della trasparenza e della legalità per cambiare la Sicilia. Solo così sarà possibile costruire l'alternativa al decadente e fallito centrodestra. Solo così sarà possibile realizzare quella politica "con le carte in regola" a cui aspiravano Piersanti Mattarella e Pio La Torre e che rappresenta ancora oggi il sogno e la ragione dell'impegno politico delle democratiche e dei democratici siciliani.
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