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Ogni campagna elettorale porta con sé strascichi di polemiche e malcontenti diffusi. Qualcuno vince, qualcun altro perde. E i numeri sono numeri, c’è poco da fare. C’è una cosa, però, che è necessario tenere a mente, per quanto scontata possa apparire: il Congresso del Partito Democratico, sfociato nelle Primarie del 25 ottobre, è stato caratterizzato da una competizione interna al medesimo partito. Ci si è divisi in mozioni, e questo è assolutamente fisiologico in un congresso democratico. Ma si era un solo Partito prima e si è un solo Partito anche adesso. Con molta franchezza, sono tante le polemiche in cui sarebbe facile inserirsi (soprattutto sul web) per proseguire la partita in una sorta di tempi supplementari, non previsti e non utili ai fini del risultato. Ma ne varrebbe la pena? Sarebbe rispettoso delle migliaia di siciliani che hanno fatto la fila e pagato due euro per votare alle Primarie, con l’intenzione di dare il loro contributo civico ad una tanto promessa svolta sociale? Ma soprattutto, è questo il momento? Osserviamo: 1) Il centrodestra per la prima volta dopo 15 anni è in frantumi. Il Giornale attacca Fini e Il Secolo d’Italia attacca Berlusconi; 2) In Sicilia, il PdL si è spaccato drammaticamente (per loro), costituendo gruppi “scissionisti” all’Ars, nei Comuni e nelle Province; 3) Raffaele Lombardo annaspa disperatamente alla ricerca di una maggioranza perduta, di stampelle o anche di un vecchio bastone, basta che serva a reggere la mozione di censura contro l’Assessore Armao (…), l’approvazione del DPEF e del bilancio; 4) Il PD è il primo gruppo parlamentare dell’ARS per numero di deputati; 5) Il Pg presso la Corte d’Appello di Palermo chiede che venga riconosciuta l’aggravante mafiosa al favoreggiamento contestato all’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, che male ha governato la Sicilia dal 2001 al 2008, anni in cui lo stesso Raffaele Lombardo è stato prima segretario regionale dell’UDC, poi fedele alleato di Cuffaro (Nicola Leanza era il vice di Totò; Giovanni Pistorio assessore alla Sanità, etc…); 6) Chi più ne ha più ne metta. Da dove ripartire allora? Dove cercare l’unità sostanziale, quella vera, del partito? La risposta non può che essere una sola: nel popolo delle Primarie. Li abbiamo visti insieme Giuseppe e Antonello guardare la stessa lunghissima fila in una delle piazza principali di Palermo. Avevano lo stesso sguardo incredulo e felice. Se si riparte da lì, da quella fila composta e meravigliosamente democratica, il PD potrà rappresentare davvero per la Sicilia e i siciliani la garanzia delle libertà e del cambiamento, senza bisogno di andare a cercare alleanze, intese, patti e patticeddi con i fantasmi del passato. L’unità è un bene di tutti. Il Segretario è colui che ha una responsabilità maggiore all’interno Partito, e su questo non ci piove. Ma l’unità, la crescita, il cambiamento, lo sviluppo, la chiarezza non la fanno da soli Bersani o Lupo/Lumia. La responsabilità del Partito è roba di tutti, dall’iscritto di provincia “della frazione del comune di” al Segretario, ciascuno secondo le proprie possibilità ed i propri incarichi. Il Partito siamo noi, nessuno si senta escluso. Buon lavoro, Democratici!
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